Alcune note sul nostro stile di lavoro per i nostri migliori clienti: le agenzie di traduzione.

Il ruolo che le agenzie di traduzione svolgono è indubbiamente importante ed essenziale, non solo per la loro opera di prospezione del mercato ma anche per quella più istituzionale d’intermediazione “linguistico-culturale” tra traduttore e cliente.

Se ben svolto, questo ruolo investe le agenzie dell’autorevolezza necessaria a un compito piuttosto delicato: quello dell’"istruzione" del cliente sui vari aspetti della traduzione in sé e dei processi coinvolti; forse non è sempre un compito facile, soprattutto quando le più pratiche esigenze commerciali – ovvero la necessità di ricevere lavoro – prevalgono su quelle più teorico-accademiche.

Se questo ruolo è ben svolto, dunque, sia l’utente finale della traduzione sia il traduttore stesso dovrebbero sentirsi in buone mani. Una volta individuato il traduttore adatto – senza dubbio il maggior protagonista della transazione linguistica - le agenzie di traduzione dovrebbero sforzarsi di garantirgli ogni necessaria assistenza e comprensione affinché si dedichi completamente a creare un lavoro della più elevata qualità possibile (sempre ammesso che esista un concetto assoluto e universale di "qualità di traduzione").

Da traduttori professionisti indipendenti, anche noi affrontiamo quotidianamente taluni aspetti del lavoro di traduzione il cui peso specifico varia tuttavia secondo l'interlocutore. A volte dati per scontati ma a volte sorprendentemente trascurati, sono tuttavia aspetti intrinsecamente vitali che dovrebbero concorrere a creare traduzioni che siano innanzi tutto nell’interesse dell’utente finale. Poiché per il successo del lavoro di traduzione è innanzi tutto necessario che le agenzie conoscano sufficientemente bene le capacità e/o i limiti dei propri collaboratori, nelle pagine che seguono abbiamo raccolto una serie d'informazioni che ci auguriamo servano a meglio identificarci professionalmente.

Uso dei programmi CAT (traduzione assistita dal computer)
L'uso dei programmi CAT è sempre più diffuso, a volte anche quando non ve n'è bisogno (qualcuno ce li impone per tradurre articoli di moda, recensioni e così via). Poiché rischieremmo di cadere nell'ovvio se affermassimo che nella maggior parte dei casi sono considerati più strumenti per retribuire meno i traduttori che di reale necessità tecnico-linguistica, diciamo almeno che sono tecnicamente utili quale strumento di coerenza terminologica e di ausilio pre-DTP. Sfortunatamente però alcune agenzie sembrano non comprenderne appieno il reale potenziale e inoltre sono relativamente poche quelle che li conoscono così a fondo da saper far da guida tecnica al traduttore.
Usare i programmi CAT semplicemente per meccanizzare il lavoro di traduzione, contenere i costi e/o standardizzare il controllo di qualità, più che per favorirla, è un errore.
Se davvero coscientemente usati come strumenti di coerenza terminologica e/o di semplificazione dell'attività di DTP, particolarmente per i documenti tecnici realizzati con programmi di scrittura complessi (InDesign, FrameMaker e così via), diciamo pure che il loro ruolo è ormai universalmente riconosciuto e, anzi, dovrebbe essere incoraggiato. Se però, oltre all'ovvia affermazione, sono visti per meccanizzare il processo di traduzione (attenersi rigorosamente alla memoria di traduzione, anche se, come spesso accade, contiene traduzioni sbagliate o inadatte, è una disposizione piuttosto frequente), finiscono per diventare il nemico più temuto dalla qualità e del buon stile di scrittura e, quindi, motivo di frustrazione per il buon traduttore. Ad ogni buon conto il nostro programma CAT preferito è Dejavu X (totalmente compatibile con Trados, che non ci piace ma che usiamo solo quando ce lo impongono oppure per preparare i file che tradurremo poi con Dejavu) seguito a ruota da MemoQ. A proposito: perché imporci sempre di usare Trados? Il fatto che - meno per meriti tecnici e più per astute tattiche di marketing, diciamo noi - sia usato dal 95% delle agenzie, non significa affatto che non possa essere sostituito da programmi alternativi, il cui obiettivo principale è sempre stato, e quasi sempre realizzato, proprio la compatibilità con Trados.
Traduzione letterale sì o no?
Questo è uno dei punti più spinosi e spesso frustranti per il buon traduttore, ma anche il meno compreso da molti clienti, specialmente quelli che non conoscono le peculiarità delle lingue coinvolte.
Le traduzioni letterali spesso nascondono l'incapacità del traduttore di esprimersi correttamente e in modo articolato, oppure semplicemente l'esigenza di fare presto.
Se è vero che in taluni casi la traduzione letterale è accettabile (particolarmente, ma non necessariamente, nel settore tecnico/scientifico), nella maggior parte dei casi la sua ottusa applicazione produce testi confusi e poco leggibili, dietro le quali spicca più che altro la mediocrità o l'inesperienza del traduttore. Ove e nella misura in cui è oggettivamente possibile, noi preferiamo tradurre in modo più creativo, con un dosaggio variabile in base al tipo di testo e al pubblico di destinazione.
Il ruolo del revisore e del correttore di bozze
Benché l'esigenza di sottoporre a revisione la traduzione originale abbia una sua giustificazione o, a volte, sia addirittura un passo raccomandabile, spesso crea più problemi che soluzioni. Vi preghiamo di leggere a questo riguardo la nostra opinione sulla correzione bozze e revisione testi.
Le agenzie di traduzione dovrebbero sempre coinvolgere il traduttore originario nell'eventuale processo di revisione.
Le lingue non sono una scienza esatta: allo stesso risultato - la corretta comunicazione del messaggio - si può infatti giungere in molti modi chiamati stili di scrittura. È inoltre giusto comunicare al traduttore originale l'esito dell'azione di correzione, soprattutto per dargli la possibilità di argomentare le proprie obiezioni (perché non è infrequente che il revisore scelto per questo compito delicato non ne sia effettivamente all'altezza).
Il pezzo di carta e l’esperienza
Sono fondalmente due i percorsi obbligati per giungere alla professione di traduttore: la formazione accademica (studio teorico) e la formazione sul campo (studio teorico e uso pratico). La prima da sola non serve a molto se non è accompagnata da anni e anni di esperienza pratica, mentre la seconda va completata con abbondante studio teorico. C'è anche chi afferma che è in gran parte una questione di talento, sostenendo che senza questo gli anzidetti percorsi formativi non portano di per sé all'eccellenza. In oltre tredici anni di traduzione professionale in Giappone nessuno - agenzia di traduzione o cliente diretto che sia - ci ha mai chiesto di esibire le nostre certificazioni addacemiche, in questo caso un diploma o una laurea in traduzione o in lingue straniere.

Esistono bravi traduttori professionisti, laureati e non. Esistono mediocri traduttori professionisti, laureati e non. Esistono persone che tradurrebbero meglio dei bravi traduttori professionisti, se solo lo volessero.

La nostra formazione linguistica è avvenuta in altro modo, prima con lo studio teorico sui banchi di molte scuole (studio che peraltro continua tuttora) e poi in molti anni di applicazione pratica. Ci rincuora tuttavia questa realtà: le agenzie e i clienti diretti giapponesi mostrano più interesse per l'esperienza pratica, ovviamente accompagnata da una solida conoscenza delle lingue coinvolte. Nel mondo occidentale occidentale però sono ancora molte le agenzie di traduzione che selezionano i traduttori principalmente in base al criterio della qualifica accademica, perdendo così l'opportunità di mettere alla prova chi dispone delle necessarie conoscenze pratiche nei vari campi applicativi, patrimonio che i traduttori puramente teorici non ricevono tra le mura scolastiche.
Qual è una traduzione difficile?
Premesso che anche il concetto di difficoltà di traduzione è relativo, molti continuano a credere e sostenere che le traduzioni più difficili siano, in generale, quelle tecnico-scientifiche o legali. Certo sono difficili per chi non conosce i vari settori applicativi e la terminologia specifica, mentre anche un traduttore esperto in questi settori può incontrare difficoltà alle prese con testi in genere ritenuti meno impegnativi. Anche una lettera personale, oppure una delicata lettera di corrispondenza commerciale che deve esprimere convincentemente particolari stati d'animo o situazioni, oppure ancora documenti di marketing e promozionali, spesso richiedono maggior capacità linguistica generale, esperienza diretta e coinvolgimento emotivo.
L'uso di termini stranieri
Italiani e giapponesi sono accomunati dal particolare piacere di usare parole straniere. Al di là delle ragioni storico-culturali che tentano di giustificare questo curioso fenomeno, è innegabile che, oggi, ne siano Internet e i mezzi di comunicazione di massa i maggiori artefici. È vero che le lingue evolvono. Ma un conto è l'evoluzione naturale quale risultato dell'integrazione culturale di lungo termine tra i Paesi, e un altro è la predisposizione alla globalizzazione linguistica ingiustificata e per semplici questioni di retorica esteriorità.
Un altro dei compiti delle agenzie di traduzione è istruire il cliente nella comprensione delle differenze tra le varie lingue.
I traduttori, più di altri, hanno una grossa responsabilità in questo processo che purtroppo appare irreversibile: poca voglia di ricercare, conformismo, accettazione acritica di quanto offre Internet, paura di andare contro corrente ma anche poco tempo a disposizione per pensare non possono che favorire questa corsa verso l'appiattimento linguistico. Per quanto possibile noi preferiamo sforzarci di usare i vocaboli propri della lingua italiana e giapponese, limitando l'uso dei termini stranieri ai soli casi in cui ciò sia effettivamente giustificato.
Traduttori all'estero?
Tempo fa si diceva che i traduttori residenti all'estero perdono progressivamente la capacità di parlare e scrivere nella lingua madre; questo, forse, nel presupposto che chi non vive più nel proprio Paese cessi di parlarne sistematicamente la lingua, ad esempio per mancanza di opportunità. Chissà, forse venti o trenta anni fa questa affermazione poteva avere un qualche fondamento; oggi tuttavia Internet ne ha virtualmente cancellato il significato. Tutto naturalmente dipende dal singolo traduttore: quanta voglia ha di mantenere allenata e aggiornata la propria lingua madre, quanti libri legge, con quante persone della stessa lingua parla e così via. Ma, al di là di questo, siamo certi che vivere nel Paese della propria lingua madre sia la condizione necessaria e sufficiente per parlarla e scriverla bene? Guardiamoci un po' intorno, leggiamo soprattutto molti siti Internet e blog e osserviamo come ormai gli italiani d'Italia scrivono. E, non ultimo, come molti traduttori d'Italia si adattano, o peggio, alimentano questo tipo di linguaggio.
Chi siamo
Taeko KANI, traduttore italiano-giapponese e interprete italiano-giapponese Mario Cerutti, traduttore giapponese-italiano e inglese italiano, interprete italiano-inglese
Un team di professionisti freelance specializzati in giapponese e inglese
Curriculum di Mario Cerutti e Taeko Kani Il nostro CV combinato
Siamo un team
Assolutamente madrelingua
Precisione, velocità e flessibilità
Lunga esperienza aziendale
Prezzi ragionevoli
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Cos'è la traduzione di siti?
Note sulla traduzione dei siti internet (in preparazione)
Differenze tra traduzione standard e tecnica (in preparazione)
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