Il traduttore, il correttore di bozze, il revisore di testi e le agenzie di traduzione

(...continua) Ne consegue che, almeno in linea generale, il revisore debba essere non solo padrone della lingua di destinazione, ma altresì della materia trattata. In altre parole, deve essere uno strumento didattico per il traduttore originale. I pre-requisiti dellattività di editing, affinché divenga una funzione di controllo ragionevolmente semplice, sono quindi:

1. Il revisore deve essere padrone della materia in questione. Deve essere colui che "insegna" al traduttore, se questo è il caso, e questultimo deve accettarne umilmente le correzioni ferma restando la loro validità.
2. Al revisore deve essere assegnata una particolare responsabilità sul prodotto finale e, pertanto, deve essere professionalmente preparato ad affrontarla.

Contrariamente alla correzione di bozze, la revisione dei testi dovrebbe essere retribuita in base al tempo effettivamente impiegato che, occorre dirlo, spesso supera quello della traduzione originale vera e propria.


Traduzione: proofreading o correzione bozze

Il revisore deve essere non solo padrone della lingua di destinazione, ma altresì della materia trattata. Inoltre deve essere uno strumento didattico per il traduttore originale.

Normalmente, infatti, la sistemazione di una traduzione non ben fatta o non adeguata al pubblico di destinazione può richiedere anche più tempo della traduzione stessa, perché si deve manovrare su un testo già scritto il che, spesso, risulta più da ostacolo che da utile riferimento. Per questo motivo il prezzo deve essere stabilito in base alle ore effettivamente impiegate ed è ovvio, anche nell'interesse del committente, che il revisore debba rendersi subito conto del lavoro che lo attende.


Correzione bozze + revisione?
A volte il committente incarica separatamente, per il controllo della stessa traduzione, un correttore bozze e un revisore. Ciò può avere senso, soprattutto con testi che richiedono unanalisi strettamente di merito (documenti legali, statutari, contratti, ecc.) oppure quando il revisore non è madrelingua della lingua di destinazione ma è specialista della materia trattata. In tal caso, quindi, il lavoro del revisore può essere successivamente inviato al correttore di bozze per gli affinamenti grammaticali e/o stilistici del caso. Generalmente, tuttavia, mentre il correttore di bozze stesso può non essere in grado di fare anche il revisore, è auspicabile che questultimo sappia altresì fare il correttore di bozze, svolgendo quindi due attività in una da retribuire in base al tempo impiegato. In questo caso, pertanto, deve essere accettabile che il costo di proofreading+editing sia almeno uguale, se non superiore, a quello della stessa traduzione. Volendo usare una metafora, si può forse dire che la correzione di bozze sono i singoli pesci, mentre la revisione è loceano.


E le agenzie di traduzione?
Non sempre le agenzie di traduzione sanno correttamente valutare il lavoro di traduzione, proofreading o editing che sia, e questo è tanto più vero quanto più è "esotica" la lingua di destinazione (ad esempio il giapponese, il cinese o il coreano per unagenzia italiana che non disponga allinterno di personale madrelingua qualificato).

Tuttavia, pur volendo offrire questi servizi affinché il cliente finale si senta maggiormente rassicurato sulla qualità del lavoro, a volte tendono a commettere lerrore ancor più grave di limitarsi a ricercare, caso per caso, un nuovo traduttore cui affidare il compito di controllo, senza possedere elementi di giudizio sulleffettiva validità professionale della persona scelta per questa particolare funzione. Nella generalità dei casi questa persona sarà semplicemente un altro traduttore, il quale sarà per queste agenzie la voce finale a compimento del lavoro complessivo di traduzione, aggiungendo a questo errore anche quello di non coinvolgere nel processo il traduttore originale, il quale verrà cos erroneamente giudicato e, spesso, sostituito con il suo correttore.

Dovè, quindi, il problema?
Il problema in effetti non è uno solo. Da un lato è lagenzia a non sapere ciò che vuole e, quindi, a dare istruzioni vaghe al controllore: individuazione dei soli errori critici? Modifica del testo per adattarlo a un diverso stile di scrittura? Oppure ancora solo verifica delladeguatezza terminologica in lavori il cui contenuto tecnico assume priorità rispetto a quello stilistico?

Spesso è lagenzia a non sapere ciò che vuole e, quindi, a dare istruzioni vaghe a chi è chiamato a controllare le traduzioni.

Spesso lagenzia si limita a istruire genericamente il correttore di bozze affinché ricerchi "problemi" nel testo originale, limitandosi a sottoporre al cliente quello revisionato che diviene così la versione finale, quasi sempre senza interpellare il traduttore. Il correttore di bozze, al quale viene così data carta bianca, assume quindi la veste di giudice pur non avendone le necessarie competenze. E chi è, spesso, questa figura?

Spesso sono proprio i traduttori a non conoscere la differenza tra correzione bozze e revisione.

Salvo casi rari (parliamo per esperienza diretta) è semplicemente un altro traduttore incaricato allo scopo.

Anche noi siamo spesso chiamati da agenzie per controllare traduzioni fatte da altri, senza che si sforzino innanzi tutto di comprendere il nostro background e, ancor più importante, la nostra nozione di correzione bozze o di revisione: Abbiamo venti pagine di cui fare il native check (ecco un'altra espressione ambigua): quanto costa? Abbiamo però fretta. Ah, a proposito, voi siete madrelingua, vero?, e cos via E non si può dire che questa sia l'eccezione alla regola. Tempo fa una certa agenzia di traduzione giapponese pubblicizzava la propria serietà professionale affermando che tutte le loro traduzioni erano rigorosamente sottoposte a revisione. Di questi revisori ne avevano molti, così dicevano, e tutti possedevano un'identità comune: essere alle prime armi del mestiere di traduttore (per costare poco), essere tutti rigorosamente giapponesi (ma incaricati di revisionare testi in italiano) e "accettare" di fare da revisori per imparare dai traduttori più esperti in modo da crescere anch'essi professionalmente.

Il problema non è dunque un solo. Laltro, complementare al primo, è che sono proprio gli stessi traduttori a non conoscere la differenza tra correzione bozze e revisione dei testi. E allora, non ricevendo istruzioni chiare su come procedere, si dimostrano molto zelanti nell'affondare completamente una traduzione magari ben fatta e stravolgendone completamente lo stile di scrittura: in altre parole, a "riempirla di segni rossi e blu".

A questo punto, quindi, ci si chiede: ma chi deve trarre beneficio dallazione di controllo? Lagenzia, che così ha dimostrato al proprio cliente di avere agito con scrupolo nei suoi interessi? Il secondo traduttore, che ha così potuto dimostrare allagenzia di essere più bravo del primo o, piuttosto, il cliente finale che, avendo pagato di più, crede di avere ottenuto il lavoro perfetto che cercava?


La figura ideale?
Premesso che questa è lopinione di traduttori e, quindi, non completamente esente da una certa visione di parte del problema, secondo noi devono essere fatti maggiori sforzi per mettere ordine a questa situazione:

1. Gli individui incaricati del controllo, ma ancor più le agenzie, devono conoscere a fondo la differenza tra correzione bozze e revisione dei testi.
2. Le agenzie devono dare istruzioni chiare a chi dovrà controllare una traduzione, specificando bene lo scopo nonché i limiti di tale controllo. Luso di sinonimi, ad esempio, deve essere esplicitamente autorizzato e poi motivato. E così laccettazione di un diverso stile di scrittura. Il lavoro di traduzione deve essere lasciato al traduttore - ed eventualmente al revisore quando ciò è ritenuto necessario. Non solo linterferenza di un correttore di bozze nel lavoro del traduttore originale è un atto di arroganza, a meno che la qualità della traduzione sia di livello tale da potere essere lasciata in pasto anche al primo, ma in certi casi può persino rendere inutilizzabile una già buona traduzione e, quindi, renderne "rischioso" lutilizzo.
3. Le agenzie non devono andare alla ricerca di un correttore di bozze o di un revisore solo quando serve. Devono al contrario selezionarlo con cura, possibilmente tra i buoni traduttori disponibili a farlo, coltivandolo nel tempo come strumento prezioso e affidabile di controllo, verificandone nel tempo le capacità linguistiche, la professionalità, lequilibrio e limparzialità di giudizio. Tutte cose difficili ma non impossibili da trovare insieme.
Il proofreader è un traduttore in concorrenza con un altro traduttore?
4. Le agenzie non devono permettere ai correttori di bozze/revisori di snaturare senza motivo il lavoro del traduttore originale. Devono essere imparziali e, più che lasciare al traduttore la semplice possibilità di controbattere, devono coinvolgerlo. Per un traduttore, collaborare con un correttore di bozze o un revisore non è cosa facile. Subentrano altresì questioni di orgoglio, soprattutto se si rende conto di avere a che fare con una persona meno capace di lui, e magari di quelli che considerano il traduttore meno bravo per antonomasia, con il quale in un certo senso potersi divertire. Oltre ad essere dannosi, personaggi di questo tipo, che abbondano, sono inutili e per questo dovrebbero essere squalificati. A volte sono traduttori alle prime armi che si offrono strategicamente a basso prezzo con il solo fine di dirottare l'agenzia verso di loro a scapito del collega.
5. Nel 99% dei casi il correttore di bozze e il revisore devono essere madrelingua della lingua di destinazione; per il secondo a volte può persino essere accettabile che non sia madrelingua purché disponga di conoscenze particolari nella materia in questione tanto da potersi premettere dintervenire nelle scelte terminologiche (prevalentemente nei settori altamente specialistici).
6. Le agenzie non devono cedere alla tentazione di ritenere inadeguato o insufficiente il lavoro di un revisore o di un correttore di bozze solo perché fa poche correzioni, ed esso a sua volta non deve sentirsi costretto ad apportare correzioni non necessarie pur di dimostrare di aver fatto bene il proprio mestiere.

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