


Il traduttore, il revisore di testi e le agenzie di traduzione
(...continua)
In linea generale, quindi, il revisore deve essere non solo padrone della lingua di destinazione, ma altresì della materia trattata. In altre parole, deve essere uno strumento didattico per il traduttore originale. Affinché l'attività di revisione testi divenga una funzione di controllo ragionevolmente semplice i suoi prerequisiti sono:
Contrariamente alla correzione di bozze, la revisione dei testi dovrebbe essere retribuita in base al tempo effettivamente impiegato, che spesso supera quello della traduzione originale vera e propria.

Questo perché si deve manovrare su un testo già scritto il che, spesso, risulta più da ostacolo che da utile riferimento. Per questo motivo il prezzo deve essere stabilito in base alle ore effettivamente impiegate ed è ovvio, anche nell'interesse del cliente, che il revisore debba rendersi subito conto del lavoro che lo attende.
A volte il cliente incarica separatamente per il controllo della stessa traduzione un correttore bozze e un revisore. Ciò può avere senso, soprattutto con testi che richiedono un’analisi strettamente di merito (documenti legali, statutari, contratti, ecc.) oppure quando il revisore non è madrelingua della lingua di destinazione ma è specialista della materia trattata. In tal caso, quindi, il lavoro del revisore può essere successivamente inviato al correttore di bozze per gli affinamenti grammaticali e/o stilistici del caso.
Se la traduzione originale non è ben fatta, il committente deve altresì accettare il fatto che il costo di revisione, dovendo essere adeguato allo sforzo necessario, eguagli o addirittura superi quello della traduzione originale, che magari è risultata particolarmente economica proprio perché affidata a un traduttore poco preparato.
Alcune agenzie non sanno valutare correttamente il lavoro di traduzione, proofreading o editing che sia, e questo è tanto più vero quanto più "esotica" è la lingua di arrivo (ad esempio il giapponese, il cinese o il coreano per un’agenzia che non disponga all’interno di persone qualificate). In tal caso tendono a commettere l’errore ancor più grave di limitarsi a impiegare un nuovo traduttore cui affidare il compito di controllo, senza tuttavia saperlo valutare professionalmente. Nella generalità dei casi questa persona sarà semplicemente, appunto, un altro traduttore, il quale sarà per queste agenzie giudice e voce finale del lavoro, aggiungendo a tale errore quello di non coinvolgere nel processo di revisione il traduttore originale.
Il problema è duplice: da un lato è l’agenzia a non sapere ciò che vuole e, quindi, a dare istruzioni vaghe al revisore: individuazione dei soli errori critici? Modifica del testo per dargli un'impronta stilistica diversa? Oppure ancora solo verifica dell’adeguatezza terminologica in lavori il cui contenuto tecnico assume priorità rispetto a quello stilistico?
Ecco una richiesta abbastanza tipica: «Abbiamo venti pagine di cui fare il native check (ecco un'altra espressione ambigua): quanto costa? Abbiamo però fretta. Ah, a proposito, voi siete madrelingua, vero?», e così via… Tempo fa una certa agenzia di traduzione giapponese vantava la propria serietà professionale affermando che ogni loro traduzione era rigorosamente sottoposta a revisione. Di revisori ne avevano molti, così dicevano, e tutti con un'identità comune: essere alle prime armi del mestiere di traduttore (per costare poco), essere tutti rigorosamente giapponesi (anche se incaricati di revisionare testi in italiano) e accettare di fare da revisori proprio per imparare dai traduttori più esperti in modo da crescere anch'essi professionalmente...
Il secondo problema, complementare al primo, è che spesso sono proprio gli stessi traduttori a non conoscere la differenza tra correzione bozze e revisione testi. E allora, non ricevendo istruzioni chiare su come procedere, con molto zelo affondano completamente una traduzione magari ben fatta stravolgendone completamente lo stile, in altre parole "riempirla di segni rossi e blu", proprio come ai tempi della scuola. A questo punto, quindi, chi avrà tratto beneficio da questa azione di controllo? L’agenzia, che così penserà di aver dimostrato al cliente di avere agito con scrupolo nei suoi interessi? Il secondo traduttore, che ha così potuto dimostrare all’agenzia di essere più bravo del primo o, piuttosto, il cliente finale che, avendo pagato di più, crederà di avere finalmente in mano il lavoro che per forza deve essere perfetto?
Secondo noi traduttori freelance - e come tali i più esposti in questo faticoso processo di controllo della qualità - dovrebbero essere fatti maggiori sforzi per mettere ordine a questa situazione di confusione:
Le traduzioni non sono equazioni matematiche. Possono infatti avere più soluzioni esatte.
