Chi sono e qual è il ruolo dei cosiddetti traduttori freelance?
È un professionista indipendente che del lavoro di traduzione fa la propria fonte esclusiva o principale di reddito. Normalmente lavora per le agenzie di traduzione ma spesso anche - e alcuni solo - per i clienti finali. Come tutti i liberi professionisti deve il proprio successo esclusivamente alle proprie capacità, talvolta anche di marketing e organizzative, e alla serietà con cui svolge il lavoro e gestisce i clienti. Normalmente traduce solo nella propria lingua madre; esistono tuttavia, benché rarissimi, traduttori perfettamente bilingue. Il bilinguismo perfetto - specialmente in coppie linguistiche così diverse fra loro come l'italiano e il giapponese - è particolarmente raro nella lingua scritta ove ogni minimo errore, imprecisione o scelta inadatta dei termini risalta immediatamente.
Il traduttore freelance è il principale protagonista dell'opera di traduzione. L'agenzia di traduzione, qualora non disponga di traduttori interni, svolge invece il ruolo d'intermediazione, cioè rivende al cliente il lavoro fatto dal traduttore freelance, gestisce progetti multilingua e svolge inoltre un'azione promozionale (più) attiva. Normalmente, quindi, le agenzie di traduzione esistono proprio grazie all'esistenza dei traduttori freelance che però, se organizzati e dotati di sufficiente spirito imprenditoriale, possono proporsi direttamente al cliente finale con evidenti vantaggi per entrambi, e non solo di ordine economico.
Per chi cerca un professionista che traduca in una sola lingua non v'è ragione per cui non possa rivolgersi direttamente a un traduttore freelance. Non è detto che le agenzie di traduzione, anche quelle che si presentano con un'immagine più convincente, dispongano dei traduttori freelance migliori. In genere, oltre alla traduzione in sé, dal traduttore freelance realmente professionale si ottiene più immediatezza di comunicazione, trasparenza e supporto (per fornire un lavoro di maggior qualità egli probabilmente porrà domande chiarificatrici sul lavoro commissionato, mentre per talune agenzie di traduzione questo rappresenta solo un fastidio e, come tale, poco gradito). Per chi, al contrario, deve fare traduttore un testo in più lingue - un manuale tecnico, ad esempio - l'agenzia di traduzione è ideale perché può proporre in un'unica commessa il pacchetto completo gestendolo in ogni sua parte, compresi i traduttori freelance nelle varie lingue. Questo, ovviamente, ha un costo che non di rado si avvicina al doppio, se non più, di quello che si sosterrebbe rivolgendosi direttamente ai singoli traduttori freelance. Un approccio alternativo per i lavori multilingua è affidarsi direttamente a gruppi di traduttori freelance, ognuno dei quali specializzato nella propria lingua, magari assegnando a uno di essi l'incarico di capocommessa. In questo modo il cliente può conseguire un risparmio notevole sul costo di traduzione.
Il traduttore freelance professionista sa bene come calcolare i prezzi. Tiene infatti conto del tempo medio che impiega per tradurre, di almeno un giorno di riposo la settimana, di almeno due periodi di ferie l'anno, dei possibili periodi di malattia, degli accantonamenti pensionistici, dell'acquisto periodico di hardware e software (i computer e le periferiche oggi hanno una vita media operativa di circa tre anni; occorre inoltre possedere tutti i principali programmi, alcuni dei quali imposti dalle agenzie di traduzione), dei periodi di aggiornamento professionale e, al pari di una persona salariata, dell'indennità di cessato rapporto di lavoro. La convenzione vuole che i prezzi di traduzione sono calcolati in base al numero delle parole del testo di partenza (o dei caratteri, ad esempio per lingue come il giapponese). Poiché tuttavia ciò che maggiormente preme al traduttore freelance è vedere correttamente retribuito il tempo che impiega effettivamente per tradurre, in base all'argomento egli preferirà formulare l'offerta sulla base di questo anziché del mero conteggio di parole o caratteri. 200 parole di testo specialistico o che richiede molta elaborazione stilistica (un argomento di marketing, ad esempio, oppure un po' esoterico), possono infatti richiedere più tempo di 1.000 parole di un argomento di media difficoltà (ad esempio il manuale di un videoregistratore).
Questo è probabilmente l'aspetto più difficile per le agenzie di traduzione e ancor più per i clienti diretti che non dispongono di sufficienti risorse e conoscenze linguistiche. Tutto ovviamente dipende dal tipo di argomento - ad esempio se tecnico-specialistico, letterario, di marketing o altro ancora. Nell'ovvio presupposto che il traduttore conosca adeguatamente la lingua di partenza, va da sé che chi lavora nel settore letterario o di marketing deve sapere scrivere particolarmente bene nella lingua di arrivo, mentre a quello tecnico si chiederà maggiormente la conoscenza specialistica del settore e caso mai si potrà far eseguire la revisione del testo a un secondo professionista per affinare l'aspetto stilistico. Di criterio di scelta dei traduttori non ve ne è uno solo. C'è, ad esempio, l'agenzia che si affida unicamente al profilo accademico - leggi laurea in traduzione o lingue straniere - oppure quella che da maggior peso all'esperienza applicativa acquisita sul campo in determinati settori. Altro parametro da non trascurare è lo sviluppo di carriera del traduttore: da quanti anni lo fa di professione? Questo parametro, che può fornire un'utile indicazione sulla sua capacità di ottenere reddito, può essere un indice della fiducia ricevuta dal mercato. Infine, benché ciò non offra garanzie sull'effettiva capacità del traduttore, è altresì importante vedere come si presenta al cliente: la proprietà di linguaggio, le argomentazioni, le informazioni ausiliarie che fornisce, la puntualità ed esaustività di comunicazione. Nessuno dei possibili criteri di scelta è tuttavia infallibile, così come, ad esempio, il fidarsi del solo profilo accademico sovente conduce a gravi errori di selezione. In definitiva è una scelta che comporta qualche rischio, come d'altra parte succede in altri frangenti della vita quotidiana (la scelta di un avvocato, un medico o un architetto).
Come si diventa traduttori? Dopo quasi quattordici anni di traduzione professionale in Giappone e oltre trenta complessivi di esecuzione, gestione e valutazione di traduzioni in diversi settori di lavoro in Italia, possiamo affermare con ragionevole sicurezza che per divenire traduttori di successo servono almeno quattro ingredienti fondamentali, il cui peso specifico può variare secondo il dominio di traduzione: ottima conoscenza della lingua di partenza (italiano, giapponese e inglese nel nostro caso), padronanza della lingua di arrivo scritta (italiano e giapponese nel nostro caso), conoscenza specialistica (necessaria nei settori applicativi che richiedono una preparazione tecnica particolare) e, perché no, almeno un po' talento. Esiste anche un percorso formativo universitario, strada da molti traduttori, che tuttavia non fornisce, se non in minima e comunque insufficiente parte, le basi pratiche necessarie per svolgere questo lavoro con vera qualità professionale. Il talento, così come in tutti i settori che richiedono una certa dose di capacità innata, in genere non lo s'impara sui banchi di scuola.
Nella realtà: