Effettuiamo anche traduzioni tecniche e scientifiche/specialistiche in/da giapponese e da inglese

Traduzioni tecniche e specialistiche in/da giapponese

La traduzione tecnico-scientifica specialistica è uno dei nostri servizi linguistici di base

Siamo anche traduttori tecnici da e verso il giapponese in diversi settori industriali e scientifici

A distinguere le traduzioni tecniche/scientifiche dalla traduzione generale sono le conoscenze pratiche e/o l'approfondimento teorico che le prime richiedono. La formazione teorico-pratica ricevuta in varie scuole e nei precedenti lavori nell'industria più l'esperienza ventennale acquisita come traduttori di professione in Giappone ci hanno reso anche traduttori tecnici in diversi campi.

Cosa sono le traduzioni tecniche/specialistiche?

Sono testi tradotti da documenti redatti dai cosiddetti scrittori tecnici o, più in generale, relativi ad argomenti tecnici o specialistici: meccanica, impiantistica, elettronica, meccatronica ed energie rinnovabili sono solo alcuni fra i molti esempi. I campi sono molti e la terminologia si espande ed evolve praticamente ogni giorno con il sopraggiungere di nuovi studi, scoperte e invenzioni.

George Orwell

Ma se il pensiero contamina la lingua, anche la lingua può contaminare il pensiero

George Orwell
Giornalista, saggista e scrittore britannico

A volte, seppur impropriamente, sono considerate tecniche anche le traduzioni legali e finanziarie, mentre le traduzioni scientifiche riguardano principalmente settori quali la medicina, la chimica, la biologia, la matematica e via dicendo. Sono comunque tutte traduzioni specialistiche, perché richiedono conoscenze derivanti da studi approfonditi in campi specifici e l'utilizzo di un lessico settoriale che se non rispettato può rendere meno fruibile all'utente esperto anche una traduzione sostanzialmente corretta.

Noi siamo traduttori tecnici in italiano → giapponese, giapponese → italiano, inglese → italiano e inglese → giapponese. Per maggiori informazioni sui nostri settori di lavoro preghiamo di leggere la parte della pagina della traduzione generale che sintetizza la nostra esperienza di traduzione.

Può un traduttore riuscire effettivamente a specializzarsi?

Se con "specializzazione" s'intende la capacità di tradurre (scrivere) come scriverebbe un professionista del settore, forse sì. Se s'intende invece tradurre in modo sostanzialmente corretto ma con un registro che al vero professionista del settore fa storcere un po' il naso, certamente sì. Va da sé che nei settori tecnici/specialistici sono avvantaggiati i traduttori di effettiva estrazione tecnica o scientifica, soprattutto quando sono richiesti studi teorici e/o l'applicazione pratica estesa in una o più occupazioni precedenti in quegli stessi settori.

Parlare di vera specializzazione può perciò essere un po' azzardato per un traduttore che non sia passato per un periodo di studio e/o di esperienza pratica in uno o più settori applicativi specialistici. Ad esempio, è da ritenersi più specializzato in medicina un normale traduttore che ha tradotto testi medici per molti anni o, piuttosto, un laureato in medicina che anziché praticare la professione a un certo punto ha deciso di farsi traduttore?

In realtà molti traduttori non esitano a definirsi specializzati anche se non ne possiedono i titoli. D'altra parte, poiché sono relativamente pochi i veri specialisti che a un certo punto si fanno traduttori (presumibilmente ancor meno nelle combinazioni linguistiche più rare come italiano-giapponese), a occuparsi della maggior parte delle traduzioni specialistiche non possono che essere i traduttori generalisti la cui effettiva esperienza tuttavia è molto variabile. Per questo motivo è raccomandabile, almeno per le tematiche che richiedono maggior rigore traduttivo, che le loro traduzioni siano sottoposte alla revisione specialistica bilingue per renderle idonee allo scopo.

Più in generale si può dire che il traduttore tecnico dovrebbe almeno possedere una cultura tecnica/scientifica adeguata e possibilmente eterogenea, o meglio ancora una certa mentalità tecnico-scientifica che lo aiuti a comprendere correttamente l'argomento trattato ed effettuare traduzioni comprensibili anche se non necessariamente ottimali per l'utente tecnico.

Affidarsi ciecamente a Internet e ai dizionari specialistici spesso è fuorviante, perché alcune materie hanno più ramificazioni e i termini tecnici possono variare considerevolmente secondo il contesto specifico. In generale, solo il traduttore tecnico esperto e/o di formazione effettivamente tecnica o scientifica multidisciplinare riuscirà più facilmente a individuare quella più corretta per diretta conoscenza, intuito o semplice ragionamento.

Senza dubbio, uno dei migliori partner dei traduttori oggi è Internet, risorsa decisamente onnisciente e in continuo aggiornamento, e Wikipedia ne è il principe perché grazie alla dedizione di molti veri specialisti (ma a volte solo aspiranti tali) mette gratuitamente alla portata di tutti anche gli argomenti più oscuri, praticamente tutto lo scibile umano. La ricerca di un argomento ignoto può però richiedere molto tempo, il peggior nemico del traduttore ma soprattutto di quello inesperto che non può permettersi di perderne troppo per continue e onerose ricerche in un campo che gli è estraneo.

Cos'è la mentalità tecnico-scientifica?

La si potrebbe definire come la predisposizione culturale a comprendere più facilmente gli argomenti tecnici o scientifici.

Chi possiede una certa mentalità scientifica può comprendere con maggior facilità un argomento tecnico o scientifico completamente nuovo e lo potrà perciò assimilare più facilmente. Chi non la possiede lo considererà invece una seccatura - Ma perché mi capitano sempre traduzioni tecniche!? - e avrà perciò più difficoltà a comprenderne anche i concetti più elementari.

Per questo motivo non tutti i traduttori vogliono essere anche traduttori tecnici o scientifici, e quelli che accettano di esserlo senza possedere almeno una certa mentalità tecnica non possono produrre traduzioni che piacciano a un utente tecnico, di per sé esigente, oppure anche solo al comune utilizzatore di un apparecchio o di una macchina di una certa complessità e prezzo.

Lo stile di scrittura nelle traduzioni tecniche

Pur essenziale nelle traduzioni che richiedono un tipo di linguaggio che per un traduttore di estrazione non tecnica o scientifica non è facile imitare se non dopo una lunghissima pratica, la sola conoscenza della terminologica specifica non le rende necessariamente efficaci e adatte al pubblico di destinazione.

Anche una traduzione tecnica o scientifica fondamentalmente corretta ma poco scorrevole perché trascurata nella forma a volte equivale a una brutta traduzione. Infatti, capita spesso di leggere manuali o trattati tecnici fatti così: mentre da un lato è evidente lo sforzo compiuto per ricercare la terminologia più appropriata, dall'altro lo è anche la trascuratezza dello stile di scrittura come se l'utente della traduzione tecnica non meriti lo stesso riguardo degli altri.

Questo fenomeno è ulteriormente alimentato dall'uso della traduzione automatica, oggi il "miglior" partner di lavoro di molti traduttori umani sempre meno disposti a dedicare tempo all'abilità espressiva. In ogni caso, pur riuscendo magari a individuare la corretta terminologia, se non si comprende adeguatamente la tematica trattata non si può che produrre una traduzione dilettantistica che per l'utente professionale sarà indice di bassa professionalità.

La teoria e l'esperienza pratica

Mentre la teoria è in genere acquisibile con lo studio, l'esperienza pratica richiede applicazione diretta quasi sempre in un'attività lavorativa; anche il solo avere lavorato in ambienti fondamentalmente tecnici o scientifici (pur non necessariamente in mansioni tecniche) o a contatto con persone tecniche può contribuire alla formazione di una certa preparazione di base molto utile.

Le differenze qualitative tra le traduzioni tecniche/scientifiche svolte dai traduttori effettivamente competenti in questi campi e quelle dei traduttori di sola formazione linguistica sono quasi sempre lampanti.

Il caso più tipico è quello del traduttore che al termine dell'università di traduzione o lingue si dedica immediatamente al mestiere di traduttore. Mentre potrà forse produrre buone traduzioni generiche, come se la caverà con quelle più tecniche o specialistiche? Quale linguaggio userà per comunicare concetti tecnici a un utente che con quella traduzione dovrà lavorare? Quanti anni di traduzione gli ci vorranno perché possa raggiungere un livello effettivamente accettato dal mercato?

A volte l'incapacità di usare la terminologia e il gergo più appropriati può concorrere a distruggere la credibilità del traduttore e, se coinvolta, anche quella dell'agenzia di traduzione. (A proposito, leggete anche la nostra pagina dedicata alle agenzie di traduzione.)

Comprendere correttamente il testo di partenza

A volte non è facile comprendere correttamente il testo di partenza, non necessariamente per ignoranza dell'argomento, anche se per il traduttore poco esperto o linguisticamente poco preparato questa può essere la ragione più probabile, quanto, ad esempio, perché proprio all'origine manca della necessaria chiarezza. La causa può essere l'incapacità dello scrittore tecnico di esprimersi bene e in modo logico, oppure perché il testo è a sua volta una traduzione che è opera di un traduttore non madrelingua o della traduzione automatica.

I traduttori inglese-italiano che lavorano su testi originati in Giappone (o in altri paesi ove s'impiegano spesso traduttori non di madrelingua inglese) conoscono bene il problema e non di rado si trovano in serie difficoltà a comprenderli correttamente, il che porta quelli meno esperti o non sufficientemente conoscitori della materia specifica a limitarsi a una traduzione troppo letterale - in questa condizione non possono fare altro - e perciò poco comprensibile, che a volte fa ricordare la traduzione automatica, mentre quelli più preparati sapranno risalire al reale significato e opportunamente migliorare il testo di partenza, cioè interpretarlo quando necessario e, non meno importante, scrivere nella lingua d'arrivo qualcosa che per l'utente finale abbia effettivamente senso.

Idealmente si dovrebbe sempre poter tradurre direttamente dalla lingua d'origine anziché da una sua traduzione - in particolare quando la lingua passiva è il giapponese - ma questo non è sempre possibile o pratico. Paradossalmente, in certi campi della traduzione tecnica, scientifica o comunque specialistica potrebbe essere persino più produttivo incaricare un traduttore di madrelingua passiva purché competente della materia trattata, perché almeno si avrebbe la ragionevole certezza della correttezza fondamentale della traduzione, salvo poi impiegare un revisore di madrelingua attiva per renderla correttamente in italiano.

Ma questa strada è più costosa perché il lavoro di revisione finirebbe per incidere considerevolmente sul prezzo finale se non addirittura superare quello della traduzione stessa, mentre oggi il fattore economico s'impone quasi sempre su quello della qualità di traduzione (a proposito, questa è la procedura che usiamo per garantire la qualità nelle traduzioni giapponese-italiano più difficili).